-
-
Massimo Consolaro, Enrico Carradore, Matteo Zanconato e Christian Negro sono i Wave Park, band arzignanese che ha deciso di trasferirsi in Inghilterra per sfondare nel mondo della musica indie rock. Hanno 25 anni, gli ultimi 8 dei quali scanditi dalle prove in saletta, dai concerti e dalle registrazioni, fino alla realizzazione del loro primo album, completato pochi mesi fa. Le loro canzoni (si possono ascoltare su www.myspace.com/wavepark) sono attuali, dirette e potenti, allo stesso tempo suonano fresche, radiofoniche e molto curate sotto l’aspetto dei suoni. I testi, naturalmente, vengono composti in inglese. E’ stata proprio la loro attitudine british a spingerli nel lasciare la città del Grifo per spostarsi a Londra. Una scelta singolare ma decisa: il loro album si chiama Leaving all behind, e i quattro si sono presi davvero sul serio. Hanno lasciato la vecchia vita alle spalle,ora si giocano le loro chance di successo nel mondo della musica, direttamente dalla capitale mondiale del rock.
Allora ragazzi, qual è il locale più bello di Londra?
Un locale che ci piace veramente tanto è il KOKO a Camden Town, sul quale c’è poco da dire visto la sua importanza e popolarità a livello musicale. Ha inoltre il pregio di trovarsi in un bellissimo quartiere, culla dell’indie rock. Va detto però che qualunque pub di Londra che propone musica live quasi ogni giorno della settimana merita il nostro rispetto totale.
Sta procedendo bene la vostra permanenza in terra anglosassone? Com’è la vita nella City? Che impatto c’è stato?
Appena arrivati, più di un mese fa, siamo stati subito travolti dall’atmosfera english: molto underground, grigia e cupa, ma contemporaneamente affascinante e misteriosa da morire. Per noi che proveniamo da un paese di 25mila abitanti è stato davvero scioccante trovarci “al centro del mondo”. E’ impressionante vedere come la nostra musica preferita venga trasmessa dalle stazioni radiofoniche quotidianamente.
Come vi siete organizzati? Dove vivete? State cercando un lavoro per mantenervi?
Viviamo tutti insieme come barboni in una camera piccolissima. Scherzi a parte, ci siamo appoggiati ad una agenzia che ci ha procurato l’appartamento e vari colloqui di lavoro.
Quali reali motivazioni stanno sotto questa “scelta di vita”?
Stiamo completando un progetto avviato a settembre 2008, il quale richiede la nostra presenza qui a Londra, per fare promozione diretta al nostro album. Iniziato un progetto come il nostro era d’obbligo non lasciare le cose a metà e partire per il paese dove la nostra musica è davvero apprezzata. Secondariamente la voglia di fare un vera “esperienza di vita” ha giocato un ruolo decisivo nella scelta di partire; non è da tutti trovare il coraggio di lasciare mammina…
I vostri genitori che ne pensano di ciò? E le vostre fidanzate?
E’stata molto dura lasciare gli affetti familiari; alcuni hanno criticato fortemente la nostra scelta, anche se le persone veramente vicine a noi ci hanno fornito il supporto necessario, pur mettendoci in guardia sulle difficoltà che avremmo trovato in questo momento storico ed economico.
Chi eravate prima di un mesetto fa? Che cos’avete lasciato a casa?
Alcuni di noi hanno lasciato il lavoro, con molte preoccupazioni, più in generale abbiamo lasciato ad Arzignano molti aspetti della quotidianità.
Nonostante ciò, questa esperienza ci sta facendo crescere enormemente sotto ogni aspetto.
Sotto il Grifo che spazio c’è per la musica?
Non vorremmo essere troppo critici ma la prima parola che ci viene in mente è “nessuno”; in particolar modo per la musica inedita, nonostante la buona volontà di alcune persone che si sbattono per creare ed organizzare qualche evento musicale puntualmente snobbato da tutti.
Come vi vedete tra 5 anni?
Se le cose dovessero decollare non vogliamo neanche immaginarlo, altrimenti saremo molto fieri di averci provato fino in fondo.
Per quali motivi tornereste indietro?
Per gli affetti personali, il cibo e poco altro.
Che cosa potete ottenere concretamente dalla vostra avventura?
Possiamo dimostrare a noi stessi e agli altri che intraprendere una avventura del genere è possibile.
Se un giorno vostro figlio vuole fare un’esperienza del genere che gli
dite?
Avrebbe tutto il nostro supporto e ne saremmo orgogliosi, anzi potrebbe godere della nostra esperienza…