Di Alberto Massignan
Le sue più grandi passioni sono due: i libri, meglio se di qualche autore nostrano, e la montagna. Per questo Michele Santuliana, appena può, torna nella sua Sant’Urbano e s’incammina per le sue campagne, tra i colli. Da ottobre, il diciannovenne di Montecchio Maggiore è entrato nella Comunità Vocazionale “Il Mandorlo”, che ha lo scopo di accogliere i giovani non provenienti dal seminario minore per verificare l’autenticità della loro vocazione al presbiterato.
Michele, raccontaci questa tua nuova esperienza.
Il Mandorlo è una comunità che accoglie chi vuole interrogarsi sulla propria vita. Di solito ci si trascorre un anno o due. Questo tempo serve per valutare la propria “chiamata”, per riflettere sulla possibilità di entrare nel seminario maggiore.
Una “chiamata” dunque c’è già stata. Scelto il tuo destino?
E’ presto per dirlo. Logico che qualcosa di particolare la sento dentro. Ma sono qui appunto per capire me stesso, se la via del sacerdozio è quella giusta per me, e la risposta non posso ancora darla. Però posso dire che sento già di maturare, ci sono esperienze e materie di approfondimento davvero importanti ed interessanti. C’è tempo per avere una nuova visione sulle cose, per meditare sul Vangelo, capire i rapporti tra le persone. Nella vita normale questi spazi non si trovano facilmente.
C’è stato un periodo preciso dove hai maturato queste sensazioni?
Tra le scuole medie e le superiori. Lo scorso inverno mi sono informato sulle possibilità del seminario, l’opportunità mi sembrava quella giusta.
In tutta la provincia siete solo in 6 ragazzi ad aver compiuto questa scelta. Ti senti diverso dagli altri tuoi coetanei?
Sono conscio non sia una scelta che i ragazzi fanno tutti i giorni, ma non la considero così strana. E’ una vocazione pari a quella del matrimonio, scelta ugualmente non facile. Dipende poi da persona a persona prendere la via che si sente più giusta. So che quella del prete non è una vita facile, specie in questo contesto moderno, nel nord-est.
C’è qualcosa che ti spaventa? Che tipo di sacerdote pensi abbiano bisogno i fedeli d’oggi?
Stiamo vivendo tempi di cambiamenti sociali ed economici importanti, e pure la Chiesa è cambiata. Io penso che le idee non debbano mai restare ferme. C’è bisogno di flessibilità, bisogna trovare una freschezza nel messaggio evangelico e saperlo proporre correttamente. Se è vero che le chiese si svuotano, è anche vero che c’è sempre bisogno di preti che aiutano a risolvere seri problemi personali e all’interno delle famiglie.
Mettiti alla prova. Che ne pensi del documento con il quale il Papa ha riabilitato il rito in latino? Non è una scelta poco “attuale”?
L’italiano è stato scelto dalla chiesa moderna per risultare più chiara e trasparente. E tuttavia, molti messaggi restano di difficile comprensione. Non negherei il piacere della messa in latino ai fedeli che lo vogliono, magari per cultura o tradizione, ma prima li interrogherei sulle motivazioni che li spingono a volerlo, sull’utilità. Si è fatto tanto per cambiare l’approccio ai fedeli, con la chiesa e i sacerdoti non più al centro ma fianco a fianco nel cammino. Ad ogni modo quello del latino è un tema collaterale, poco decisivo. L’importante per il fedele è non perdere di vista le cose che contano davvero.