di Alberto Massignan
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Dopo il premio Musiconda 2006, gli Absenthia sbancano pure Rock Targato Italia 2007, il concorso per band emergenti più importante e conosciuto sul territorio nazionale. La finale di Milano li ha visti protagonisti di una performance esaltante, che li ha consacrati tra gli otto gruppi vincitori. Il gruppo è arrivato sin lì dopo aver messo dietro la bellezza di quasi 1.500 complessi provenienti da tutta la penisola, scremati selezione dopo selezione. Nell’intervista sentiamo Igor D’Aoconte, montecchiano di origini, voce e soprattutto autore dei testi degli Absenthia.
Igor, sensazioni particolari dopo questo successo?
Grossa soddisfazione sì! Con la consapevolezza di aver battuto delle band non solo molto valide, ma che proponevano anche ottimi pezzi dalla spiccata radiofonia, commerciali e di sicuro impatto. Il nostro genere musicale è più particolare e difficile da proporre, quindi per essere vincenti dobbiamo curare ogni particolare come le movenze e le scenografie. È un po’ come vincere una regata con una meravigliosa barca a remi.
Quanto sono falsati secondo te questi concorsi?
In tutta sincerità, pensavo anch’io che molti fossero pilotati. Personalmente quelli in cui ho partecipato non lo possono essere perché noi non eravamo aiutati da nessuno e ovviamente il fatto di averli vinti ne è la prova tangibile. Credo che qualche volta la scusa del “concorso truccato” sia una frase di consolazione di chi viene rispedito a casa dopo una qualsiasi selezione.
I gruppi che emergono meritano di farlo?
E’ difficile dirlo, non ho la competenza necessaria per risponderti, ma per i canoni del mercato Italiano evidentemente sì. Dipende anche dagli obiettivi che ha ognuno. La musica radiofonica di oggi è di semplice fattura e comunque ha la tendenza di accompagnarci nella quotidianità: la si ascolta volentieri mentre pensiamo ai nostri amori, alle nostre frivolezze o semplicemente mentre guidiamo un’auto. Purtroppo non è mai stato il mio obbiettivo semplicemente perché narro delle storie e dei contorti aneddoti del passato e l’ascolto necessita di una più attenta riflessione. La “mano” musicale degli Absenthia non ti accompagna.. ma ti ferma!
Parlaci del tuo gruppo. C’è una formula per la composizione delle canzoni?
Sì.. E rispecchia le nostre origini. Nei nostri primi brani cercavamo di raccontare delle storie solo con la musica, vestendoli con le parole solo successivamente. Questa particolarità è radicata in noi: infatti di solito propongo agli altri un preciso racconto e accenno una linea vocale. Loro rielaborano il tutto e armonizzano le varie parti come per costruire una colonna sonora alla mia “storia”. Infine preparo la metrica e tutti assieme arrangiamo il brano finale. Devo dire che i miei compagni oltre ad essere ottimi amici sono anche dei bravi musicisti, e di questo ne vado molto fiero.
Dimmi tre parole che non vorresti mai trovare in una recensione degli Absenthia.
Che siamo un gruppo metal pesante: il nostro è un “prog primordiale” che mescola diversi generi, tra cui, se richiesto, anche sonorità metal. Poi non sopporto chi dice che l’italiano non si addice a questo tipo di musica, e che una voce baritonale stoni nel nostro contesto musicale.
I vostri progetti futuri?
Abbiamo finito il nostro secondo lavoro “Tenebrae Vincunt” e siamo in trattativa per una eventuale produzione con una etichetta discografica. Nel frattempo ognuno di noi singolarmente sta tornando nei banchi per affinare la propria tecnica; come lavoro di gruppo invece stiamo ultimando la versione definitiva del nostro spettacolo “Atti barbarici”: un vero mix tra spettacolo e musica che proporremmo
già da marzo in due teatri del vicentino.

