14 vittorie su 18 partite disputate, una sola sconfitta, miglior difesa del girone con solo 12 reti subite. Sono i numeri del San Pietro capolista, che dopo aver fatto proprio lo scontro diretto il Poleo Aste, guida solitario il girone D di seconda categoria. L’unico volto nuovo della squadra castellana si siede in panchina e si chiama Walter Sdyeler.
Mister, è arrivato in una squadra di giocatori che non conosceva per nulla. Come si spiega questi risultati?
Il mio lavoro è stato agevolato perché ho trovato un gruppo già organizzato, preparato e rodato di ragazzi cresciuti nel settore giovanile. Penso quest’anno siano cresciuti molto tecnicamente, sono stati a posto fisicamente e il gioco non è mai mancato. La partita della svolta è stata contro il Poleo, giocata alla pari ma fatta nostra 1-0. E’ stato un importante passo di maturità.
Che novità ha introdotto sotto l’aspetto tattico?
Amo imporre un gioco molto dispendioso, una sorta di 4-2-4 alternato al 4-3-1-2. Chiedo tantissimo dal punto di vista atletico: abbiamo un terreno di gioco favoloso e lo sfruttiamo giocando palla a terra, con due ali molto larghe. La carta in più poi, è la nostra difesa, che concede pochissimo. In allenamento puntiamo molto sulla concentrazione, e ci prepariamo per sfruttare al massimo le palle ferme e i tiri da fuori.
Primo posto possibile?
Eravamo partiti con l’idea play-off, ma se siamo davanti significa che le potenzialità ci sono. Dobbiamo sfruttarle senza perdere la concentrazione.
Un bilancio arriva anche dal capitano Alessandro Agresti, 24 anni, 16 passati a San Pietro di cui 8 in prima squadra.
C’erano queste aspettative nello spogliatoio ad inizio anno?
Nessuno conosceva il mister, ma eravamo convinti sull’affidabilità della nostra rosa. Io ero molto fiducioso perché a quest’età, un anno d’esperienza in più conta tantissimo, soprattutto a livello di furbizia e di agonismo sul campo. Il cambio d’allenatore è servito a darci nuovi stimoli e a rimettere tutti i giocatori in ballo, domenica dopo domenica. Sdyeler è molto abile nel far girare la rosa e far sentire tutti i giocatori in discussione, facendoli rendere al top. Le sue decisioni e i cambi, bisogna ammetterlo, sono sempre stati azzeccati.
E’ cambiato il modo di giocare?
Personalmente non percepisco molta differenza; però abbiamo imparato a gestire gli incontri e anche a saper soffrire, cosa che l’anno scorso proprio non ci riusciva. Siamo adatti a condurre un gioco di possesso palla e di attacco, se c’è da difendere e basta, malgrado i numeri, ci manca qualcosa. Fin’ora, fortuna e tanto lavoro, ci è sempre andata bene.
Quale tuo compagno sta spiccando sotto il profilo delle prestazioni?
Calearo, un terzino classe 88 che al primo anno in seconda sta giocando davvero bene. E poi i portieri, che sono stati spesso decisivi.