di Alberto Massignan
Dopo qualche inverno trascorso a temperature siberiane, i biancorossi provano ad intiepidirsi riprendendo confidenza con il pallone, offrendo discrete prestazioni e raccogliendo punti a sufficienza; a metà stagione il bottino permette di essere in corsa anche per la salvezza diretta. La terzultima posizione, ma con vista su tutte le dirette concorrenti, è frutto di un attacco ricostruito strada facendo e di una difesa che va migliorando. Ha mangiato il panettone Andrea Venturini, il mister arrivato in extremis a sostituire Giovanni Carli, dimissionario dell’ultimora che non se l’è sentita di condurre il Montecchio con una rosa giudicata “insufficiente”.
Il protagonista del “miracolo salvezza” di due anni fa invece (con la vittoria ai play-out in casa del Trento quando a 100 minuti dalla fine della regular season il Montecchio doveva essere retrocesso direttamente) ha riportato equilibrio alla squadra, in un’annata dove la salvezza, quasi certamente, si giocherà sul filo di lana. Mister, è merito suo se la squadra è migliorata rispetto all’anno scorso?
Tutti pensano che il tecnico faccia la differenza. Andrò concorrente, ma io credo che siano i giocatori bravi a fare l’allenatore bravo, e i cattivi giocatori a fare l’allenatore mediocre. Non sono Harry Potter.
Lei a Montecchio è di casa. Che aria si respira, in questo ennesimo anno sul filo di lana?
Stiamo migliorando di domenica in domenica, ho visto una crescita costante che promette bene. Siamo diventati consapevoli della nostra forza e nessuna partita ci è preclusa. Sinceramente però contavo di avere qualche punto in più in classifica.
Cosa le è piaciuto di questa squadra?
Con i nuovi innesti di Rovereto e Fantin abbiamo un reparto avanzato imprevedibile. Il primo, in un paio di mesi, è già cannoniere della squadra con 7 gol.
Cosa va rivisto per salvarsi?
Bisogna fare attenzione, tanta. Troppe volte usciamo incazzati dallo spogliatoio per errori singoli che costano punti pesanti.
Le partite più belle?
Le due sconfitte con le regine, Treviso e Venezia, entrambe per 2-1. Meritavamo di vincerle entrambe per il gioco espresso, la storia e gli arbitri hanno detto “no”.
Che segnali possiamo dare ad Aleardi, interessato alla sua linea verde?
Lazzari, classe ‘93, ha dei numeri fenomenali; se ha voglia di fare, a mio parere, gli si possono aprire le porte del professionismo. Poi Bevilacqua, classe ’92, difensore che non ha paura di niente e gioca già da esperto.
Abbiamo sentito proprio Alberto Bevilacqua, centrale che ha esordito nel Montecchio di Vittadello a soli 16 anni, ed ora già uno dei più forti difensori della serie D. Gli chiediamo se ne è consapevole.
“Si, diciamo che non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno; mi riconoscono una buona personalità in campo per la mia età.”
Dove sei particolarmente forte?
Nel posizionamento e nei colpi di testa.
Quale tipo di attaccante non vuoi marcare?
Il brevilineo che mi brucia in velocità.
Obiettivi per quest’anno?
Devo ancora segnare un gol in serie D, ce la sto mettendo tutta…
Obiettivi più in la?
Mi piacerebbe sfondare nel mondo del calcio. Sono giovane e so che i treni a queste età passano ancora.